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Ippocrate PDF Stampa E-mail

IppocrateIppocrate

Molte volte ci siamo chiesti da che cosa dipenda questo miracolo, il fatto che questa terra, la Grecia, riesca a dare lione di umanità, forza ed eleganza. Sembra un albero le cui radici affondano profondamente nella terra e trasforma il fango in fiori immortali che le regalano immortalità e gloria. Un tale albero crebbe 2400 anni fa a Coos, ed è il grande autore tragico, filosofo e medico Ippocrate.

Le molte biografie che sono state scritte da chi ha studiato le sue vastissime opere ci informano che egli nacque nel 460 a.C. nel primo anno dopo la 20ma Olimpiade, nel mese di Agrianio, e morì in Tessaglia vicino al figlio Tessalo, nel 375 a.C.

Le sue origini erano nobili, discendeva da dei e semi-dei. Sua madre era Minareti (20ma discendente di Ercole) e suo padre Gnosìdikos Asklipiadis Iraklidis, 18 discendente di Esculapio. I primi rudimenti di medicina li apprese dal padre e forse dal nonno Ippocrate, studiò negli Asklepion e a Cnido e continuò gli studi vicino a Iròdikos da Silivrìa, famoso sofista Gorgia, e al grande filosofo Democrito da Abdera. Il suo spirito inquieto era sempre avido di sapere, e per questo studiò vicino anche ad altri filosofi della sua epoca, che incontrò durante i suoi lunghi viaggi in Asia e in Africa.

La cultura di Ippocrate era ampia e profonda ed era la personalità di spicco in campo medico dell'antica Grecia. Per questo motivo tutti i grandi pensatori, tra cui Sofocle, Euripide, Tucidide, Socrate, Platone, Aristotele e altri ancora fino ai giorni nostri, ammiravano ed ammirano la sua opera definendolo un "Grande", un ammirevole padre immortale della medicina. Scrisse anche molti saggi sulla medicina, di cui se ne salvano 57 e comprendono la scienza medica in tutti i suoi settori.

Durante un viaggio a Mileto conobbe il filosofo Anassagora, e venne a conoscenza della sua teoria sulla materia e sull'infinito, trovando conferma della sua ipotesi, ossia che la salute dell'uomo è influenzata dall'ambiente circostante.

In seguito visitò Γ Asklepion di Efeso e studiò i papiri che il grande filosofo Eraclito aveva dedicato agli dei, apprese le grandi verità sui fenomeni naturali, e che al mondo "ta panta rei" (tutto scorre), ossia niente è immutabile, tutto si trasforma, prende altre sembianze e al suo posto compare qualcos'altro, ma niente va perso.

Più tardi si spostò a Limnos per combattere un'epidemia; egli incitò gli abitanti a non seppellire i morti, ma a bruciarli, in modo che il contagio non si diffondesse; ordinò loro anche di tenere separati i malati dai sani e di bere solo acqua bollita.
 
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